Premio David Giovani: Festival del cinema di Venezia
Andare al cinema gratis in serate riservate agli studenti delle scuole superiori della città è già un piacere. Produrre una recensione di uno dei film visti, tappa d’obbligo per partecipare al concorso
Premio David Giovani: Festival del cinema di Venezia – settembre 2013
Andare al cinema gratis in serate riservate agli studenti delle scuole superiori della città è già un piacere. Produrre una recensione di uno dei film visti, tappa d’obbligo per partecipare al concorso “David Giovani”, e vederla inviata a Roma per la selezione tra altri concorrenti è una grande emozione.
Arrivare prima classificata, in tutto il Piemonte a Roma, e vincere la partecipazione al Festival di Venezia 2013 è per la candidata il raggiungimento di un traguardo a dir poco difficile e per la scuola una grande soddisfazione che permette di dire: “che bravi i nostri allievi!”
Si parla di Giulia Bignante, allieva della classe 4 G alberghiero che, dopo aver assistito alle proiezioni dei
film dei registi italiani presenti nella rassegna, ha prodotto la recensione, di seguito riportata, del film del 2012 “Gli equilibristi” diretto da Ivano De Matteo, film intenso, coinvolgente, con un crescendo di drammaticità.
Nel suo elaborato Giulia è riuscita con lucidità ed equilibrio ad esprimere il disagio e l’angoscia che la pellicola suscita nello spettatore là dove la crisi della nostra epoca scende all’interno della famiglia sfaldando i valori più profondi, gli affetti più veri.
Recensione: Premio David Giovani 2012-2013
Gli Equilibristi” è la storia dell’Italia odierna.
È la storia dei sacrifici che ogni uomo compie quando arrivano i conti alla fine del mese. È la storia di Giulio, impiegato al comune e con uno stipendio di 1200 euro al mese. Padre di due figli e uomo di buon cuore, si vede costretto a lasciare casa e famiglia quando si trova davanti alla realtà di un matrimonio senza più speranze e passione dopo un suo tradimento scoperto dalla moglie. Inizia così la sua odissea nel disagio.
Vengono firmati i fogli per il divorzio, il suo semplice stipendio inizia a non bastare più per pagare tutti i conti, nonostante un secondo lavoro.
La situazione è sempre più critica: Giulio non vuole essere un peso per la sua famiglia. La figlia con cui prima condivideva uno splendido rapporto, inizia a notare il suo cambiamento sempre più stanco e rassegnato ed infine ostile e scontroso.
Diretto da Ivano de Matteo e presentato alla 69ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia la storia di Giulio diventa la storia dell’italiano medio che arranca in una progressiva povertà cercando di non perdere la propria dignità.
Diventa la storia di un padre costretto a negare un giro sui gonfiabili al proprio figlio perché non ha 6 euro, la storia di un uomo che si vede costretto a chiedere prestiti e implorare per avere un qualsiasi lavoro pur di non negare alla propria famiglia ciò che gli richiede.
La storia di Giulio ha il volto dei piccoli poveri di oggi, che cercano i ristoranti dove costi poco sfamarsi e che a volte, purtroppo, non avendo neppure quel poco si vede costretto a recarsi alle mense della Caritas per poter consumare un pasto caldo.
È una storia che mette angoscia perché non è solo proiettata sul telo bianco di un cinema, ma viene vissuta ogni giorno nelle proprie case e famiglie, dove si prendono appunti su di una agenda e si cerca di capire se i soldi per quel mese basteranno e se ce ne saranno abbastanza per poter dare un futuro dignitoso ai propri figli.
È un racconto che non è più solo raccontato, è ormai una realtà con cui ogni giorno dobbiamo fare i conti. È una storia con il lieto fine ma che dimostra quanto disperato può essere un uomo che volendo vivere nell’onestà arriva al punto di non aver più voglia di vivere, perché non vede uscite, non vede scappatoie e allora pensa che un tram sia il modo più semplice per seppellire la vergogna di dire ai propri figli che non possono permettersi la vita che vorrebbero. Ci si attacca alla vita, a quel poco che resta, a volte il tram si ferma e si può tornare a casa, a volte no. E allora diventa un’altra storia.
Gli equilibristi stanno in bilico; sul filo ad un passo dal baratro e con la speranza di superare la corda solo tenendo ben fissa la meta che sta dall’altra parte e che rappresenta un porto sicuro.
Si può cadere, di là o di qua; e, se tocchi il fondo è finita
Giulia Bignante
Brava Giulia! I nostri più affettuosi complimenti!











